Giornalisti, la festa di San Francesco di Sales con il vescovo fra Mario Vaccari
La lezione delle parole nel tempo dei social e dell’Intelligenza Artificiale
AULLA – La comunità marmifero-lunigianese dell’informazione si è riunita ad Aulla per celebrare la festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli operatori della comunicazione. L’evento, svoltosi presso la chiesa di San Caprasio, è stato caratterizzato dalla celebrazione della Santa Messa presieduta dal vescovo della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, fra Mario Vaccari. Alla liturgia ha partecipato un folto gruppo di giornalisti e comunicatori, che al termine della funzione hanno condiviso un momento conviviale. Questo spazio di incontro semplice e diretto, ormai appuntamento annuale, richiama l’importanza e la responsabilità insita nell’uso della parola, sottolineando il valore umano e sociale della professione giornalistica. L’omelia del vescovo Vaccari ha rappresentato il cuore della giornata. Prendendo spunto da un episodio evangelico ambientato a Cafarnao, dove Gesù viene rapidamente circondato da una folla desiderosa di “conoscere” e di “mettere le mani” su di lui, il presule ha trasformato questa immagine in una metafora della comunicazione odierna. Ha evidenziato il rischio, oggi come allora, di ridurre persone e messaggi a semplici etichette, adattandoli alle proprie aspettative o utilizzandoli come strumenti di contrapposizione, in una dinamica che impedisce il vero incontro e il dialogo costruttivo. Un passaggio centrale dell’omelia ha riguardato il valore dell’informazione, strettamente legato al modo in cui viene comunicata. Vaccari ha sottolineato la necessità di rispetto, misura e attenzione verso le persone, ricordando che queste sono lezioni antiche ma sempre attuali, che coinvolgono chiunque si occupi di creare o diffondere contenuti. Il vescovo ha descritto l’ambiente mediatico come un vero e proprio “ecosistema” in continuo movimento, dove i confini tra i diversi media si fanno sempre più sfumati. Una notizia può nascere sui social, essere ripresa dalla televisione, approfondita sui quotidiani e rimbalzare tra piattaforme differenti, ognuna con il proprio linguaggio. In questo contesto, anche la Chiesa si trova al “cuore del mondo”, chiamata a integrare, dialogare e ascoltare, affinché la comunicazione possa essere una voce credibile di solidarietà. Richiamando l’importanza della professionalità, il vescovo Vaccari ha posto l’accento sulla necessità di un presidio fondato su etica e competenza. Ha inoltre affrontato le nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale, riconoscendo in essa una risorsa che può facilitare il lavoro, ma anche una potenziale fonte di divisione se utilizzata in modo improprio, per semplificare eccessivamente o alimentare conflitti. Il momento centrale del vescovo è stato il richiamo al vero significato della comunicazione: non solo trasmissione di informazioni, ma costruzione di relazioni. In sintonia con il messaggio di Papa Francesco, Vaccari ha invitato a “disarmare” la comunicazione, liberandola dall’aggressività e prediligendo parole che aprano strade piuttosto che alzare muri. Ha sottolineato quanto sia fondamentale custodire volti reali e storie autentiche, toccare con mano la realtà e accompagnare le persone, evitando la tentazione di ridurle a semplici oggetti di consumo mediatico. Conclusione: un impegno di verità e umanità. La celebrazione si è conclusa con un augurio semplice ma denso di significato: che il Signore accompagni chi informa e comunica nel proprio servizio quotidiano. Ad Aulla, questo saluto si è trasformato in una concreta consegna: tenere uniti verità e rispetto, rigore e umanità, in un tempo che richiede parole più responsabili e capaci di costruire ponti tra le persone.
